Museo Etnografico

museo_etnografico_casteltermini_banner_artinmente2C’era una volta un paese dell’entroterra siciliano,adagiato sui fianchi della collina di pizzo Pecoraro, le cui abitazioni costruite in pietra grigia, si integravano mirabilmente col paesaggio. La gente faticava nel ritmo lento del tempo, si piegava passo dopo passo a falciare le spighe di grano, che veniva portato alla macina. “Le lancedde”, pieni di acqua, e qualche fiasco di vino passavano tra le mani dei contadini durante la loro pausa. Alla fatica dei contadini si aggiungeva quella pesante di li “surfarara” (zolfatai). Come una malattia, possiede tutti: proprietari, gabellotti, artigiani, carrettieri e carusi. A casa le donne preparavano la cena su cucine in pietra o in laterizio, abbellite da mattoni in ceramica colorata.

È doveroso  ricordare queste memorie, per nonmueo_etnografico_casteltermini_artinmente9723 cancellare gli aspetti e le immagini di quell’unica stanza nella quale viveva l’intera famiglia. Ci ritornano alla mente certi odori perduti, certi silenzi o certi rumori o suoni, i giochi che facevamo da ragazzi, come i “pizzicotti”, “u carruzzuni”, “u ponti”, “a ncagliari e spartiri”, “a sipa”.Questi giochi erano rallegrati da antiche canzoni siciliane. Le nuove generazioni non hanno conosciuto tutto questo, poiché la trasformazione del paesaggio urbano è avvenuto troppo in fretta. Noi, che abbiamo vissuto in parte quel passato, oggi sentiamo dire spesso : “ittammu tutti sti cosi vecchi can un servunu a nenti”. Ci è sembrato giusto,invece, per non perdere tutto il nostro passato e farle conoscere alle nuove generazioni, consegnare e custodire alcuni elementi rappresentativi della vita quotidiana di allora.

L’idea di questo museo infatti nasce con un doppio intento: far rivivere momenti di vita quotidiana che hanno caratterizzato la seconda metà del novecento e, contestualmente, mettere a disposizione di chi non l’ha vissuto le testimonianza di quel passato di cui ha solo sentito parlare, per apprezzare il presente nel rispetto della memoria, dando agli oggetti un valore non solo materiale, ma anche umano e poetico.

Lasciare passare inosservata la storia del nostro passato e quella della nostra vita, significherebbe cancellare le tradizioni, gli usi e i costumi del nostro paese.

Prof. Salvatore Rizza

planimetria_museo_etnografico_casteltermini_artinmente243A.      1,2 – U FIRRARU
B.      U FALIGNAMI
C.      U SCARPARU
D.      U VURDUNARU E U CARRITTERI (bordonaro e carrettiere)
E.       VILANZA E PISIRA (bilancia e pesi)
F.       U CRIVARU E U VIDDANU
G.     VARBERI E PARRUCCHIERI
H.     SCUPI E SCIUSCIALORI (scope e ventagli) – U CUFINARU, U VASCIDDRARU, (ceste e panieri) U CRAPARU E U PICURARU (capraio e pastore)
I.        U SURFARARU (lo zolfataio)
L.       DOCUMENTI E FOTOGRAFII
M.    I IUCHIRA DI NA VOTA (i giochi di una volta) – DOCUMENTI DI SCOLA
N.     DOCUMENTI E VASELLAMI
O.     U SARTU ,  A RACCAMATRICI
P.      A CUCINA
Q.     ATTREZZI VARI
R.      1 A STANZA DI NA VOTA R2 U CANALARU
S.       MATERIALI ELETTRICU

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Il Museo etnografico-antropologico, è stato realizzato nel 2011 dall’Associazione Archeologica Castelterminese, presieduta dal prof Salvatore Rizza, e dalla Pro Loco Chiuddia, presieduta da Pietro Palumbo, in collaborazione con il Comune di Casteltermini.

Visitando il museo vi immergerete tra i mestieri di una volta grazie ai numerosi reperti, preziose testimonianze del lavoro della terra e della vita quotidiana familiare, contestualizzati in diverse sezioni con appositi pannelli espositivi che descrivono l’articolazione socio-economica del mondo contadino, artigiano, operaio e minerario del nostro territorio.

Il Museo Etnografico-antropologico si trova in Via Jan Palach presso la sede distaccata degli uffici comunali.

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